I CASTELLI DEL MOLISE

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CASTELLO SVEVO

E BORGO MEDIOEVALE - TERMOLI

Il centro storico di Termoli sorge su un piccolo promontorio a picco sul mare, da cui spicca, imponente il Castello Svevo. Le mura urbiche, oggi quasi totalmente ricostruite, nel Medioevo sorgevano direttamente dal mare e cingevano l'abitato a protezione delle case e dei cittadini, con un unico ingresso verso terra. Centro a vocazione marittima da sempre, infatti, oggi come nel Medioevo, il porto è di vitale importanza: sono documentati contratti di collaborazioni e di controllo con altre città portuali dell'Adriatico nel 1205 e nel 1225, rispettivamente con Fermo e con Ragusa.

È certo che esistesse un circuito murario già prima del 1240, quando Termoli, saccheggiata e assediata dai Veneziani, viene inserita da Federico II tra i castelli da restaurare.  L'Imperatore Svevo, infatti, tra il 1241 e il 1246, si occupa di risistemare l'aspetto architettonico e difensivo della città, così come si è conservato fino a oggi e che ancora possiamo ammirare. La torre di avvistamento, conosciuta oggi come Castello Svevo, è costituita da una fortificazione normanna di XI secolo che viene potenziata da Federico II con mura a scarpa e quattro torrette circolari, poste nei quattro angoli, che donano al monumento un aspetto unico e caratteristico.

Nel 1456 la città subì numerosi danni in seguito a una forte scossa di terremoto, che interessò tutto il centro Italia, e che causò risistemazioni e interventi alle mura e agli edifici.

Nel 1566, invece, una flotta di navi guidata l’ammiraglio del Sultano ottomano Solimano il Magnifico, Pialì Pascià,  assedia, incendia e saccheggia la città. Questo episodio viene ricordato ogni anno, il 15 di agosto, con un meraviglioso spettacolo pirotecnico sul mare, che attira turisti e curiosi da tutte le parti d'Italia.

Nel XV secolo viene aperto un secondo ingresso, monumentale, con una porta e due torri a pianta circolare e a volume troncoconico, di cui, oggi, resta solo quella denominata Torretta del Belvedere.

Passeggiando tra i vicoli dal sapore di mare, si giunge a Piazza Duomo, dove troneggia la Cattedrale di stile romanico, dedicata a Santa Maria della Purificazione. Simbolo religioso della città, al suo interno conserva le reliquie dei due santi protettori della città: San Basso e San Timoteo.

A partire dalla fine dell'800, nei primi decenni del 1900 e durante il dopoguerra, la città si espande anche all'esterno delle mura antiche, e viene interessata da grandi opere di infrastruttura, come la costruzione del porto e la realizzazione della ferrovia.

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CASTELLO PANDONE - VENAFRO

Castello Pandone - Luogo della cultura afferente al Polo Museale del Molise

A Venafro, “porta del Molise”, nel punto di incontro con Lazio, Campania e Abruzzo, si trova uno dei castelli più belli e ricchi di storia della Regione: il Castello Pandone, che deve il suo nome alla famiglia proprietaria di questo antico maniero medievale. Il primo nucleo del castello è una struttura megalitica i cui resti sono visibili alla base del mastio longobardo. Lo sviluppo del complesso fortificato si ebbe nella seconda metà del X secolo quando venne potenziata la fortezza con l’elevazione di un recinto quadrangolare con almeno due torrioni. Nel periodo angioino furono realizzati un fossato e le tre grandi torri circolari a base tronco-conica. In un’ala del castello si possono visitare gli ambienti nobilitati dal conte Enrico Pandone tra il 1522 e il 1527 con originali e spettacolari affreschi rappresentanti i cavalli di sua proprietà, oppure il Salone nobile col ciclo di affreschi a tema bucolico sempre del sedicesimo secolo.

IL MUSEO NAZIONALE DEL MOLISE

In un’altra ala è ospitato il Museo Nazionale del Molise, che conta su opere pittoriche di età paleocristiana ed età moderna.

Il percorso museale ha inizio con le più antiche testimonianze pittoriche molisane, come i frammenti di affresco provenienti da Santa Maria delle Monache di Isernia, e prosegue con opere medievali quali l’affresco con i Santi Bartolomeo e Michele dalla chiesa di San Michele di Roccaravindola e la scultura trecentesca della Madonna con Bambino da Santa Maria della Strada di Matrice.

Il polittico con scene della Passione di Cristo, realizzato in alabastro nel XV secolo da una bottega inglese di Nottingham, è indizio di una committenza esigente.

Opere prodotte a Napoli per il Molise o da artisti molisani formatisi a Napoli nel Sei e Settecento sono state poste ‘in dialogo’ nel percorso museale con dipinti provenienti da importanti musei statali come il Museo Nazionale di Capodimonte, il Museo Nazionale di San Martino a Napoli, la Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini a Roma, il Palazzo Reale a Caserta. Segue, poi, un itinerario nella pittura centro-meridionale del diciassettesimo secolo.

La sezione raccoglie disegni e stampe appartenenti a famiglie di artisti provenienti dal centro molisano di Oratino e la collezione di Giacomo e Nicola Giuliani, di cui viene esposta una selezione illustrante disegni di soggetti sacri, decorazioni per edifici civili e arredi.

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BORGO MEDIOEVALE DI FORNELLI 

Fornelli nasce come castrum fondato dall’Abbazia di San Vincenzo al Volturno nella seconda metà del X sec. La sua origine è riferibile al periodo noto come incastellamento della terra Sancti Vincentii.

Il luogo viene citato per la prima volta in un contratto di livello del 972 d.C., contenuto nel Chronicon Vulturnense, col nome Bantra o Vantra (dal nome del torrente che lambisce il colle sul quale sorge il borgo, prima di riversarsi nel fiume Volturno) poi tramutato in Fornellum nel corso dell’XI sec.

Il primo contratto concedeva, a dei coloni provenienti dalla Marsica, da Valva e Teano, la facoltà di mettere a coltura le sue terre, costruire case e costruire un castello, senza limiti di tempo, con l’obiettivo di contribuire al ripopolamento dell’Alta Valle del Volturno.

La struttura attuale del borgo, ancorata all’impianto originario, è caratterizzata da una cinta fortificata, risalente almeno al periodo angioino durante il quale furono costruite le torri di avvistamento, caratterizzate da una base a scarpa molto pronunciata e un sottile collo cilindrico, e quattro porte di accesso. Le torri sono collegate dal cammino di ronda, che parzialmente conserva il carattere originale, oggi noto come Via Belvedere per la possibilità di avvistare il paesaggio circostante.

Il borgo custodisce un gran numero di bellezze architettoniche e monumentali, tra queste il Palazzo Marchesale che si adagia sulle mura di età angioina.

Nel 1744 Carlo di Borbone, durante uno spostamento del suo esercito passò per Fornelli, fermandosi due volte, all’andata e al ritorno, venne ospitato dai Marchesi Camignano; l’ala del palazzo che lo accolse è oggi nota come “l’alcova di Carlo III”.

I monaci di San Vincenzo dedicarono il colle su cui sorge il borgo a San Michele Arcangelo dove nacque la prima chiesa. La chiesa, del X secolo, fu trasformata più volte nel corso del tempo fino ad acquisire nel XVII secolo i caratteri dell’architettura barocca napoletana.

Fornelli è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione, insignita nel 1971 della Medaglia di Bronzo al Valor Militare per i sacrifici della sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la Seconda guerra Mondiale.

Nel 2013 Fornelli è entrato a far parte del Club “I Borghi più belli d’Italia”.

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CASTELLO DI CAPUA - GAMBATESA

Lungo il confine tra Molise e Puglia, a controllo della valle attraversata dal Tratturo Lucera- Castel di Sangro, il Castello di Capua a Gambatesa domina il paesaggio controllandone i tracciati antichi.

L’edificio fu edificato nel XII secolo, originariamente come torre di avvistamento, ma un primo ampliamento venne realizzato ad opera di Riccardo di Pietravalle detto “il gamba-tesa”, primo signore del feudo, dal quale probabilmente il paese prese il nome.

Successivamente, il dominio passò nelle mani di diverse famiglie tra le quali i Galluccio e i Monforte e poi, nel 1484, ne presero possesso i Di Capua. Proprio con loro l’edificio subì importanti interventi di trasformazione che resero la rigorosa architettura militare una vera e propria dimora rinascimentale.

Il castello si sviluppa su tre livelli ma è il piano nobile a conservare gli splendidi affreschi realizzati nel 1550 da un pittore conosciuto con il nome di Donato Decubertino o da Copertino, che più volte si firma sulle parteti affrescate.

Camminando all’interno delle sale, gli affreschi raccontano la storia della famiglia e dei suoi antenati evidenziando, attraverso immagini allegoriche, le qualità del buon governo e le vocazioni di Vincenzo Di Capua, signore del castello e committente del ciclo pittorico.

La qualità esecutiva mostra un’ottima conoscenza delle tecniche d’affresco da parte dell’artista, che aveva avuto modo di fare bottega e vedere le opere di artisti come Raffaello e Vasari dai quali riprende le tematiche, i soggetti iconografici e gli schemi decorativi come gli amori di Zeus nell’atrio, chiaro riferimento alla Loggia di Psiche della Farnesina di Raffaello, o ad esempio le personificazioni delle virtù, nell’omonima sala del castello, simile alla “Sala dei Cento giorni” del Palazzo della Cancelleria a Roma realizzata da Vasari.

Le sale al secondo piano, un tempo affrescate, oggi ospitano le opere di pittori di età moderna e contemporanea appartenenti alla collezione Eliseo e parte della collezione Musa.

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CASTELLO ANGIOINO

CIVITACAMPOMARANO

Le prime testimonianze su Civitacampomarano compaiono nel 1147 nelle Pergamene di Santa Sofia, dove viene documentata l’esistenza di un’antica Civitas di possibile origine Sannitica.

Oggi è possibile visitare il maestoso Castello Angioino che sovrasta il centro cittadino con le sue possenti mura e torri circolari. Originariamente, come documentato dagli ultimi restauri, questa struttura difensiva era organizzata con una torre centrale merlata, oggi scomparsa, e una imponente cinta muraria circondata da un fossato su tre lati, mentre nel quartoera naturalmente difeso dalla scarpata.

Ancora ben visibile nelle murature è l’intervento attuato nel XV secolo, quando, per volere di Paolo di Sangro la struttura difensiva viene trasformata in una residenza fortificata, con torri cilindriche collegate da una poderosa fortificazione merlata, munita di camminamento di ronda e un doppio ordine di locali casamattati e alloggiamenti per archibugi e cannoni.

Al di sopra del portale principale, fu applicato un ponte levatoio, ora non più presente, ma chiaramente visibile dalle feritoie per le catene di sollevamento. Il portale fu sostituito in favore di uno decorato con arco ribassato in stile catalano sormontato dallo stemma, in pietra calcarea, di Paolo Di Sangro. Esso è sormontato da un drago che ha sotto le zampe due gigli capovolti, testimonianza allegorica del tradimento delle famiglie agli Angioini, in favore degli Aragonesi, dai quali ebbero in seguito in regalo il castello.

Accedendo al cortile interno, si apre un ampio spazio lastricato comprendente anche una fontana con quattro fauni a mo' di cariatidi, di probabile realizzazione settecentesca. Da qui è possibile accedere agli ambienti del corpo di guardia, alle scuderie, al granaio e, attraverso una rampa, si raggiungono anche le gallerie di manovra per le bocche di fuoco, le torri e le sottostanti prigioni.

Dal cortile, attraverso una signorile scala in pietra, si raggiunge il piano nobile che comprendeva alcune stanze private, una bella cucina con camino e soffitto in legno dipinto e la sala baronale, dove, nel 1450 ,fu firmato il contratto di matrimonio tra Altabella, figlia di Paolo di Sangro, e Cola di Monforte, conte di Campobasso.

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TORRE - RICCIA

Studi condotti nel territorio riccese hanno accertato la presenza dell’uomo già dal periodo preistorico; dati più consistenti sono quelli recuperati in numerose località dell’agro riccese che testimoniano la forte presenza sannitica prima e romana poi. Scarse sono invece le notizie inerenti il periodo Longobardo e Normanno ma a quest’ultima popolazione sembra appartenere il primo feudatario di cui si conosce il nome: Riccardo da Ponte figlio di Nebulone. Fu però Carlo I, tra il 1284 e il 1285, a concedere il castrum Ricie, a Bartolomeo de Capua, famoso giurista e dignitario del Regno; i de Capua ressero il regno fino al 1792 con il titolo di principi, che affiancarono a quello di conti di Altavilla. Proprio a loro si devono tutte le trasformazioni che riguardano l’abitato, in particolare le modifiche maggiori sono state realizzate da Bartolomeo III de Capua agli inizi del ‘500 quando mise mano a tutto il borgo dandogli l’aspetto che ancora oggi è possibile ammirare. Le opere di maggior pregio si concentrarono nell’area del castello, detta Piano della Corte; Bartolomeo III provvederà a restaurare strutture già esistenti, la torre più alta doveva essere già presente, dando alla fortezza l’aspetto di un palazzo rinascimentale; molto significativo è il portale d’ingresso dove è apposta l’iscrizione che riporta la data dei lavori commissionati da Bartolomeo III. Coevo alla ristrutturazione del castello è quella della chiesa di Santa Maria delle Grazie, la tradizione vuole che nel luogo della sua costruzione fossero presenti i resti del frate Stefano Corumano, vissuto nel XII secolo e  morto in odore di santità. La cripta del Santo fu prima inglobata in un edificio maggiore, ora scomparso, dedicato a San Giovanni Battista e poi, grazie a Bartolomeo III, divenne il mausoleo dei de Capua: la piccola cappella fu ampliata ed al suo interno Bartolomeo pose i suoi avi tra cui anche la regina Costanza di Chiaromonte, sposa ripudiata dal re di Napoli, Ladislao di Durazzo, e poi data in moglie al giovane principe di Riccia. All’interno, costituito da un’unica navata, risalta la volta a crociera con due costoloni poggianti su quattro colonne decorate a fogliami; l’esterno è invece caratterizzato dalla bella facciata dove spiccano le due lesene angolari sormontate da un timpano. Proprio l’aspetto della facciata, non dissimile da quella del palazzo dei de Capua a Napoli, ha fatto ipotizzare che il progetto fosse stato realizzato dallo stesso architetto, ossia Giovanni Donadio, detto il Mormando.

Una menzione particolare merita la chiesa della SS. Annunziata, la cui costruzione va fatta risalire da un manoscritto al 1378 ad opera degli Schiavoni, popolazione di origine slava giunta a Riccia in piccoli nuclei tra il XIV ed il XV secolo. Durante alcuni lavori di restauro, al di sotto del pavimento, è venuto alla luce un altro ambiente riferibile, probabilmente, ad un precedente edificio religioso ormai diruto che presenta affreschi databili al XV secolo.

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PALAZZO DUCALE - LARINO

Il Palazzo Ducale si trova nel cuore del centro storico di Larino, più precisamente nei pressi di Piazza Vittorio Emanuele II, Piazza Duomo, Piazza Roma e Viale Elena.

Anticamente era un castello di origine medievale costruito intorno al 1100-1200 dai Conti Normanni; Era costruito in posizione strategica tra “Porta di Piano” e “Porta di Basso” che un tempo erano gli unici due ingressi alla città.

Secondo alcuni studiosi in questo luogo sorgeva una fortificazione esterna che fungeva da prigione. Nel tempo ha subito molte modifiche: da una struttura semplice passò ad essere un enorme complesso.

L’edificio fu di proprietà di diverse famiglie Larinesi dal 1580, per prima la famiglia Francia poi Orsini, Carafa e in ultimo De Sangro. Proprio quest’ultima famiglia nel 1638 lo trasformò in palazzo residenziale, costruì la loggia sull’atrio e aprì un'altra entrata sul lato meridionale alla quale si accedeva, secondo i racconti, da un ponte levatoio preceduto da una immensa rampa che arrivava fino alla Piazza antistante. Nel 1683 i De Sangro, ultimi feudatari di Larino, entrano in possesso del Castello trasformandolo in Palazzo Residenziale. Nel 1846 viene definitivamente acquistato dal Comune della città.

Il palazzo ha una forma rettangolare, realizzato in muratura di pietra arenaria, ha quattro torri agli angoli alcune ancora nettamente visibili, una delle quali era distaccata dal corpo del palazzo. Inizialmente i lati non erano lineari ma si presentavano con i due torrioni più sporgenti e il corpo centrale più interno, cosa che è ancora visibile solo sul lato nord mentre gli altri lati che sono stati ricostruiti presentano linearità. La facciata principale è del 1818. Nel 1871 vennero abolite la seicentesca rampa e la facciata turrita. Il palazzo ristrutturato in ultima data nel 2006-2007 esternamente riportato ai colori originari ovvero in pietra sui tre lati e a righe orizzontali grigie e bianche al lato ovest.

Oggi il Palazzo Ducale , oltre agli uffici comunali, il Museo Civico, la Biblioteca Bartolomeo Preziosi e le sale esposite ubicate al IV Piano dello stesso stabile.

All'interno del Museo Civico sono conservate tre splendide pavimentazioni musive policrome risalenti all’epoca romana: il Mosaico degli Uccelli, il Mosaico del Leone ed il Mosaico della Lupa. Inoltre, nelle vetrine è stato esposto materiale rinvenuto nell’ager larinate tra cui epigrafi romane, capitelli, maschere e decorazioni.

La Biblioteca Preziosi, dedicata allo stesso Bartolomeo, conta circa 20.000 volumi di diversa epoca. Gli argomenti variano dalla sezione ragazzi a quella molisana, dalla medicina all’arte ed altro.

Le sale del IV piano ospitano il Museo dedicato ad Aldo Biscardi ed una sezione dedicata all’Archivio Storico Fotografico Pilone.

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